
Non arrivano più soltanto attraverso email piene di errori grammaticali o messaggi evidentemente sospetti. Le nuove truffe digitali sono sempre più sofisticate, personalizzate e capaci di sfruttare la fiducia delle persone.
Il fenomeno si è evoluto insieme alla tecnologia. Phishing, smishing e vishing — rispettivamente truffe via email, SMS e telefonate — continuano a essere utilizzati, ma oggi vengono affiancati da tecniche più elaborate, anche grazie all’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale rende le truffe più convincenti
Uno degli aspetti più preoccupanti è la possibilità di generare messaggi estremamente realistici. Un truffatore può imitare lo stile di comunicazione di un’azienda, creare conversazioni credibili e, in alcuni casi, utilizzare immagini, audio o video manipolati.
Anche la cosiddetta clonazione vocale può diventare uno strumento di inganno: una voce apparentemente familiare può essere utilizzata per convincere la vittima a effettuare un pagamento o a condividere informazioni riservate.
Il problema, quindi, non è più soltanto riconoscere un messaggio scritto male. È capire se la persona o l’organizzazione dall’altra parte della comunicazione è davvero chi dichiara di essere.
Dal messaggio alla manipolazione psicologica
Molte truffe sfruttano il cosiddetto social engineering, cioè la manipolazione psicologica della vittima.
I messaggi fanno leva soprattutto su tre meccanismi:
- urgenza: «Il tuo conto sarà bloccato oggi»;
- paura: «È stata rilevata un’attività sospetta»;
- autorità: «Sono della banca», «Sono dell’ufficio antifrode», «Sono delle forze dell’ordine».
Lo scopo è spingere la persona ad agire rapidamente, senza darle il tempo di verificare la richiesta.
Le truffe non riguardano solo le banche
Un altro elemento caratteristico delle frodi contemporanee è la varietà dei contesti utilizzati.
Il truffatore può fingersi un corriere, un datore di lavoro, un operatore telefonico, un familiare, un professionista o un venditore online. Sono sempre più diffuse anche le false offerte di investimento, le truffe legate agli acquisti online e le frodi che iniziano sui social network o sulle app di messaggistica.
In alcuni casi, il primo contatto sembra perfettamente innocuo. La conversazione viene costruita gradualmente e soltanto in un secondo momento arriva la richiesta di denaro, di credenziali o di un codice di autenticazione.
Come difendersi
Non esiste un singolo strumento capace di eliminare il rischio. La difesa più efficace consiste nel combinare tecnologia e attenzione.
Prima regola: fermarsi. Se un messaggio crea panico o urgenza, è proprio quello il momento in cui bisogna evitare di agire d’impulso.
Poi è utile:
- non cliccare immediatamente sui link ricevuti;
- verificare il mittente attraverso un canale ufficiale;
- non comunicare password, PIN o codici OTP;
- controllare con attenzione l’indirizzo del sito prima di inserire dati;
- utilizzare l’autenticazione a più fattori;
- mantenere aggiornati sistema operativo, browser e applicazioni;
- in caso di richiesta di denaro da parte di un familiare o conoscente, richiamarlo direttamente utilizzando un numero già conosciuto.
La regola più importante
La tecnologia può diventare sempre più sofisticata, ma una buona abitudine rimane estremamente efficace: non prendere decisioni importanti sotto pressione.
Una banca seria, un’azienda o un servizio affidabile non dovrebbe avere bisogno di convincere il cliente a consegnare password, codici di sicurezza o denaro attraverso una richiesta improvvisa ricevuta via SMS, email o telefonata.
Le nuove truffe digitali ci ricordano quindi che la sicurezza informatica non è soltanto una questione di software. È anche una questione di consapevolezza, verifica e tempo per pensare.
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“Iniziativa per lo sviluppo delle competenze digitali – finanziata dal fondo MIMIT per i consumatori – anno 2024”